Le metamorfosi delle macchine

Da Morin alla GenAI: continuità, rotture e nuove forme dell’autonomia macchinale

La conferenza introduttiva di Giuseppe Zollo al Complexity Literacy Meeting “Dentro il Metodo”, edizione speciale dedicata a Il Metodo di Edgar Morin

Abano Terme, 27 marzo 2026

 Nel primo volume de Il Metodo, La natura della natura (1977), Morin pone al centro della propria riflessione la questione delle macchine e del modo in cui esse orientano l’osservazione e l’interpretazione del mondo. Il movimento regolare, ricorsivo e prevedibile delle macchine artificiali ci induce a cercare quello stesso modo d’essere nelle entità inanimate, negli organismi viventi e nelle organizzazioni sociali.
Morin assume come riferimento i sistemi cibernetici, le macchine più avanzate del suo tempo. Ne riconosce la fecondità euristica, ma ne mette anche in luce i limiti, tracciando una distinzione netta tra macchine artificiali e macchine organiche. Per ragioni storiche evidenti, non poteva confrontarsi con le macchine a rete emerse nei decenni successivi: il web globale e, più recentemente, i sistemi di intelligenza artificiale generativa.
Oggi, alla luce delle metamorfosi delle macchine, può essere utile riprendere la riflessione di Morin e provare ad aggiornare l’idea di macchina, della sua autonomia e delle sue capacità operative.
(Giuseppe Zollo)

Le metamorfosi delle macchine. Da Morin alla GenAI: continuità, rotture e nuove forme dell’autonomia macchinale

Ad aprire l’edizione speciale del Complexity Literacy Meeting dedicata a Il Metodo di Edgar Morin è stata la conferenza di Giuseppe Zollo, intitolata Le metamorfosi delle macchine. Un intervento che ha proposto una lettura trasversale e profondamente attuale di uno dei temi fondativi del pensiero moriniano: il ruolo delle macchine nel nostro modo di conoscere e interpretare il mondo.

Riprendendo il primo volume de Il Metodo, La natura della natura, Zollo ha mostrato come il modello delle macchine artificiali — regolari, prevedibili, ricorsive — abbia a lungo orientato lo sguardo scientifico e culturale, portandoci a cercare quella stessa logica anche nei fenomeni naturali, biologici e sociali. Una prospettiva potente, ma al tempo stesso limitata, che oggi può essere riletta alla luce delle profonde trasformazioni tecnologiche e cognitive degli ultimi decenni.

Dalla macchina cibernetica al vivente

Il percorso proposto nella conferenza ha attraversato alcune tappe fondamentali della storia delle macchine. Dalle macchine meccaniche a quelle cibernetiche, capaci di autoregolazione attraverso la retroazione, fino al confronto con il vivente.

È proprio in questo passaggio che emerge uno scarto decisivo: mentre le macchine artificiali sono progettate per ridurre il disordine e mantenere stabilità, gli organismi viventi si nutrono di disordine, si rigenerano nel flusso e producono continuamente se stessi. La macchina vivente non è semplicemente autoregolata: è autopoietica, capace di generare e rigenerare la propria organizzazione.

In questa prospettiva, il ciclo diventa un elemento centrale. Non solo come meccanismo di regolazione, ma come principio generativo: una “macchina logica” che attraversa il pensiero complesso e che si esprime nei cicli, negli ipercicli e negli ultracicli che caratterizzano i sistemi viventi e sociali.

Le macchine-rete e la fluidità della cognizione

Un ulteriore passaggio riguarda l’emergere delle macchine-rete. Con lo sviluppo di Internet, del web sociale e dei big data, le macchine non sono più solo dispositivi isolati, ma ambienti distribuiti, connessi, dinamici. Zollo propone qui una lettura particolarmente significativa: quella della cognizione come macchina-rete. Una rete in cui le connessioni non sono fisse, ma continuamente riorganizzate, ripesate, riconfigurate. Una cognizione fluida, capace di attivare analogie, attraversare domini diversi, costruire forme temporanee di coerenza.

La fluidità diventa così una categoria chiave. Non indica assenza di forma, ma una forma capace di trasformarsi, di mantenere continuità nel cambiamento, di abitare la tensione tra stabilità e trasformazione.

La GenAI come macchina-rete fluida

È in questo quadro che la riflessione approda alle macchine contemporanee, e in particolare ai sistemi di intelligenza artificiale generativa. Zollo li interpreta come macchine-rete fluide: sistemi che non operano a partire da strutture rigide, ma da una rete di competenze latenti, continuamente attivabile. In questa prospettiva, il prompt non è semplicemente un input, ma un evento che organizza temporaneamente la rete; il testo generato è una forma emergente; l’attenzione è il principio che dà coerenza al processo.

La macchina non si limita più a eseguire o regolare: diventa capace di generare. E questa generatività apre nuove possibilità, ma anche nuove domande sul rapporto tra conoscenza, autonomia e responsabilità.

Giuseppe Zollo

Già Professore di Ingegneria Gestionale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, già Direttore del Centro di Ateneo per la Comunicazione e l’Innovazione Organizzativa (COINOR) e coordinatore del dottorato internazionale in Science and Technology Management, dedica la propria attività di ricerca agli aspetti cognitivi e organizzativi relativi alla comprensione e gestione dei sistemi complessi.
È autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche ed ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Recentemente ha pubblicato “Suggestioni matematiche della Divina Commedia“ (Rogiosi 2021), “Ulisse, parola di leader“ (Marsilio 2021) e “Elegant Design: A Designer’s Guide to Harnessing Aesthetics“ (Bloomsbury Publishing PLC 2022).

Giuseppe Zollo

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Un’apertura che orienta il percorso

La conferenza di Giuseppe Zollo ha offerto una chiave di lettura preziosa per l’intero Complexity Literacy Meeting. Non solo come introduzione tematica, ma come dispositivo di orientamento: un invito a leggere Il Metodo non come un’opera del passato, ma come un pensiero capace di dialogare con le trasformazioni più attuali.

Ripensare oggi le macchine significa, in fondo, ripensare il nostro modo di conoscere, di apprendere e di agire. Ed è proprio in questa prospettiva che il dialogo tra Morin e le trasformazioni contemporanee continua a rivelarsi fecondo.

Ogni volume de Il Metodo è stato attraversato da un gruppo diverso di lettura, confronto e approfondimento. Le presentazioni sviluppate durante il Complexity Literacy Meeting restituiscono non solo i nuclei centrali dell’opera di Edgar Morin, ma anche il lavoro collettivo che ne è nato.
Il percorso continua online attraverso i contributi dedicati ai singoli volumi.
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