Lo fren de l’arte

 Il gruppo Oulipo: esplorare le potenzialità creative dei vincoli formali e strutturali in letteratura

di Giuseppe Zollo

Nel marzo del 1993 Giuseppe Varaldo pubblica un libricino dal titolo “All’alba Shahrazad sarà ammazzata. Capolavori in sonetti monovocalici”. Si tratta di una raccolta di sonetti che riassumono, in modo scherzoso, opere famose della letteratura mondiale. Varaldo definisce una gabbia di vincoli stringenti per le proprie composizioni: usare parole con la stessa vocale, rispettare la rima e la misura del sonetto, esporre un contenuto riconoscibile dal lettore, darsi un tono leggero. Ecco il sonetto in ‘e’ dedicato all’Inferno di Dante:

Nel mentre ch’è trentenne, l’Eccellente
(nelle Lettere regge, è legge, splende)
ben nel ventre terrestre se ne scende:
ente perenne, sede del Fetente.
C’è gente greve, erede del Serpente,
che freme e gene per veneree mende,
che fece pecche becere e tremende,
che perse fede e speme e se pente.
Cenere, selve, belve, pece, sete,
e febbre, vespe, neve …: pene eterne,
e tenebre per sempre, se entrerete!
Emerger preme nelle brezze verne,
tender testé ver belle estreme mete,
nell’ètere veder le stelle esterne…

La composizione ha richiesto una notevole abilità. Varaldo ha dovuto dare fondo alla ricchezza della lingua italiana per selezionare parole monovocaliche e rispettare contemporaneamente la rima e la lunghezza e il ritmo dell’endecasillabo. Il premio di questa fatica sta negli effetti inattesi che i vincoli generano. Invece di impoverire il testo, essi lo arricchiscono di nuove sfumature e significati: l’inferno, nella parafrasi di Varaldo, è l’ente eterno sede di Lucifero (il Fetente), e i dannati sono gli eredi del serpente del peccato originale.

Giuseppe Varaldo non è un tipo strambo. È l’esponente di una rispettabile tradizione letteraria nata nel 1960, quando lo scrittore Raymond Queneau e il matematico François Le Lionnais diedero vita al gruppo Oulipo, “Ouvroir de littérature potentielle”, per esplorare le potenzialità creative dei vincoli formali e strutturali in letteratura. L’Oulipo ha ispirato la costituzione di gruppi analoghi in altri paesi. In Italia nel 1990 è nato l’OpLePo (Opificio di letteratura potenziale)1.

All’Oulipo hanno aderito diversi scrittori e intellettuali, tra cui Georges Perec e Italo Calvino. Georges Perec, tra membri più attivi del gruppo, ha scritto vari racconti e romanzi con vincoli, tra cui “La Disparition” del 1969, un romanzo lipogrammatico, che usa parole prive di e. Il romanzo è stato tradotto in italiano da Piero Falchetta nel 1995 col titolo “La scomparsa”. Per avere in idea della creatività necessaria sia per scrivere il testo in francese e in italiano senza la e, riporto l’incipit nelle due lingue:

Trois cardinaux, un rabbin, un amiral francmaçon, un trio d’insignificants politicards soumis au bon plaisir d’un trust anglo-saxon, ont fait savoir à la population par radio, puis par placards, qu’on risquait la mort par inanition.

Quattro cardinali, un rabbino, un ammiraglio affiliato alla Gran Loggia, un duo di politicanti da strapazzo agli ordini di un trust britannico, hanno avvisato il popolo, prima alla radio, poi con avvisi murali, di un grosso rischio.

Il confronto dei due testi permette di apprezzare l’abilità di Piero Falchetta nel dribblare la traduzione letterale.

Il capolavoro di Georges Perec è “La Vie mode d’emploi” del 1978 (trad. it. “La vita istruzioni per l’uso”, Rizzoli, 1984), in cui descrive la vita degli abitanti di un palazzo parigino, escogitando un considerevole numero di vincoli compositivi2. Italo Calvino ha prodotto due romanzi di tipo oulipiano: “Il castello dei destini incrociati” del 1973 e “Se una notte d’inverno un viaggiatore” del 1979. Echi oulipiani si avvertono anche nelle “Le città invisibili” del 1972.

In ogni caso, l’idea di poeti e scrittori di darsi vincoli stringenti per liberare la propria creatività viene da lontano. L’esempio più famoso è la ‘Divina Commedia’. Dante ha predisposto per il proprio poema un insieme dettagliato di regole architetturali, temporali e compositivi, predisponendo corrispondenze numeriche, astronomiche e simboliche per il viaggio nei regni ultraterreni, che stabiliscono come, quando e dove far apparire i propri personaggi e trattare determinati temi. Il tutto rispettando il ritmo del verso e la rima della terzina incatenata. Dante fa un esplicito riferimento ai vincoli che si è dato, definendoli ‘lo fren de l’arte’ alla fine del Purgatorio (canto XXXIII, vv. 139-141), dove scrive “ma perché piene son tutte le carte/ordite a questa cantica seconda,/non mi lascia più ir lo fren de l’arte.” In parafrasi: i vincoli che mi sono imposto per questa seconda cantica non mi lasciano andare oltre3. Sembra quasi impossibile che da un progetto dettagliato in modo maniacale possa scaturire una poesia dallo straordinario impatto emotivo ed evocativo.

I vincoli non funzionano solo con le parole. Funzionano ugualmente bene con gli oggetti. Ogni oggetto nasconde una ricchezza tutta da scoprire. Pensare alla matita solo come uno strumento per scrivere è una manifestazione di pigrizia mentale. Una matita è uno stilo per raccogliere i capelli, una punta per forare un foglio, una unità di misura per determinare la lunghezza di un oggetto, un distanziatore, e tanto altro. La matita, come ogni oggetto, ha una molteplicità di vite possibili, tutte da scoprire.

Anche i sistemi viventi, e in particolare le persone, incorporano possibilità inattese, che si rivelano se le circostanze lo esigono. Già Darwin ipotizzò che un organo sviluppato per una certa funzione potesse essere riusato per una nuova funzione, come le piume che, evolute per fornire isolamento termico ai dinosauri, sono state rifunzionalizzate dagli uccelli per volare. I biologi Stephen Gould ed Elisabeth Vrba hanno coniato il termine “exaptation” per definire la tendenza della natura a riciclare e rifunzionalizzare le strutture corporee esistenti4. Nell’exaptation operano due insiemi di vincoli: le condizioni dell’ambiente entro cui l’organismo deve operare e le risorse corporee disponibili. La ridondanza funzionale del corpo degli esseri viventi ridimensiona l’idea un po’ ingenua che la competizione e la selezione favoriscono la sopravvivenza degli organismi perfettamente ottimizzati e adattati all’ambiente.

I vincoli che nuovi habitat impongono agli organismi viventi non sono diversi dai vincoli che le situazioni complesse impongono a ognuno di noi. La differenza sta nel fatto che, invece di sfruttare la ridondanza funzionale del corpo, per cui sono necessari i tempi millenari dell’evoluzione, noi, individui pensanti, possiamo ridurre i tempi della risposta sfruttando la ridondanza cognitiva di cui siamo dotati, e, come per la matita, inventare nuovi usi per le risorse a nostra disposizione, proprio come fanno gli scrittori oulipisti con le parole.

A proposito, mi viene da suggerire un modo efficace per allenare la ridondanza cognitiva: dedicare qualche ora in più a leggere e godere delle invenzioni letterarie degli oulipisti e dei loro epigoni, invece di perdere tempo con noiosi manuali manageriali sulla creatività.

Note

1 Storia del gruppo Oulipo e relative pubblicazioni.
2 La Vie mode d’emploi.
3 Per avere una idea della quantità di vincoli che Dante si è dato, suggerisco tre libri: Manfred Hardt, I numeri nella «Divina Commedia», Salerno, 2014; Giovanni Buti e Renzo Bertagni, Commento astronomico della Divina Commedia, Edizioni Remo Sandron, 1966; Guido Trombetti e Giuseppe Zollo, Suggestioni matematiche della Divina Commedia, Rogiosi, 2021.
3 Stephen Jay Gould e Elisabeth S. Vrba, Exaptation. Il bricolage dell’evoluzione, Bollati Boringhieri, 2008.

L’immagine di copertina è di Jo Justino da Pixabay

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