Le nostre azioni sono come tempeste

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LE NOSTRE AZIONI SONO COME TEMPESTE

Le nostre azioni corrispondono alle modalità di propagazione delle tempeste, delle epidemie, delle sommosse: a periodi di quiete, persino di stasi, si alternano periodi di intensa attività, che possono sembrare come delle esplosioni improvvise, delle vere e proprie ondate di propagazione di comportamenti simili.

Quando scriviamo le email, quando chiamiamo al telefono od inviamo degli sms, quando frequentiamo un gruppo di persone, e persino quando manteniamo i¬†contatti con¬†l’amico o l’amica del cuore o ci innamoriamo, i nostri comportamenti alternano momenti di quiete a momenti di tempesta: improvvise raffiche di messaggi, email, telefonate, uscite serali si alternano¬†a periodi pi√Ļ o meno prolungati di assenza, di allontanamento, di silenzio. I nostri comportamenti fluttuano come onde e si scatenano come tempeste.

Se a prima vista questo stile di comportamento pu√≤ sembrare¬†una¬†mancanza di coerenza, una incapacit√†¬†personale ad essere equilibrati nelle proprie azioni, in cui a momenti di apparente euforia si succedono momenti di apparente depressione, con uno sguardo pi√Ļ¬†allargato forse tutto ci√≤¬†appare molto pi√Ļ naturale – nel senso proprio di appartenenza alla natura pi√Ļ intima dei sistemi viventi – di quanto siamo portati superficialmente a credere.

Forse ci piace¬†ancora credere ed illuderci¬†che potremmo/dovremmo essere pi√Ļ perfetti: ogni giorno vorremmo essere cos√¨ bravi da mandare¬†la nostra decina di¬†email, ogni giorno¬†vorremmo fare¬†tutte le telefonate che dovrebbero essere fatte, ogni giorno (oppure un giorno s√¨ ed uno no…)¬†vorremmo uscire¬†con i nostri amici o chiamare¬†la nostra amica del cuore… insomma, il nostro ‘io’ ideale √® pi√Ļ simile ad una macchina ripetitiva che esegue una sequenza di compiti prestabiliti in modo ordinato e prestabilito piuttosto¬†che ad un essere vivente.

Scopriamo invece (incredibile!):

  • che i nostri comportamenti seguono schemi che¬†assomigliano¬†di pi√Ļ a quelli di¬†altri sistemi viventi che¬†a quelli delle¬†macchine:¬†raffiche di intensa attivit√† dello stesso tipo, per nulla costanti ed uniformi nel tempo;
  • che il concetto di equilibrio come livello a cui aspiriamo √® un concetto statico nella nostra cultura, e che ha ben poco a che vedere con i nostri reali comportamenti e con i comportamenti in generale di tutti i sistemi: essi sono molto pi√Ļ vicini al caos che all’equilibrio statico.

Il classico approccio di organizzazione del lavoro, ad esempio, prevede tradizionalmente lo schema: “First in, first out” o “First come, first served”: il primo della fila nei compiti da eseguire √® il primo che viene svolto. Questo schema, agevole nei sistemi meccanizzati, non lo √® affatto nei comportamenti umani. Noi prendiamo decisioni nelle modalit√† di svolgimento dei compiti assegnati – laddove abbiamo possibilit√† di decidere in autonomia – molto meno lineari: alcuni compiti da svolgere possono aspettare tempi lunghissimi, per poi essere svolti tutti insieme in un lasso di tempo estremamente breve e concentrato.

Questa nuova prospettiva, fondata sull’analisi della dinamica dei comportamenti umani (e non solo) sarebbe molto importante applicarla ad esempio nell’analisi del decision making che le persone¬†applicano in ambito lavorativo sulla priorit√† dei compiti da svolgere, poich√© un’organizzazione dei tempi di lavoro che non ne tenga conto si scontra necessariamente con le modalit√† a noi pi√Ļ naturali di agire nel vivere quotidiano.

I modelli tradizionali dell’agire umano, su cui si fondano strategie di marketing, di assessment del rischio, di analisi delle comunicazioni, ecc., rappresentano l’agire umano secondo una tradizionale¬†distribuzione di Poisson o curva a campana di Gauss.

Anzich√© rispondere ad una curva classica gaussiana di distribuzione delle probabilit√† di manifestazione di un evento, in cui la maggior parte degli eventi ricadono all’interno della curva stessa con una distribuzione di tipo ‘normale’ e¬†con code laterali appena accennate che rappresentano la devianza dalla distribuzione normale, i comportamenti umani corrispondono quindi maggiormente ad una curva di Pareto, in cui pochi eventi definiscono ‘scoppi’ improvvisi o punte di attivit√†, e moltissimi altri ricadono nelle lunghe code laterali (chiamate ‘long tails’ o ‘heavy tails’).

longtail

 

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Anche¬†l’ultimo¬†libro di Barabasi, “Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita” (“Bursts” in inglese, ovvero “Esplosioni”) riprende lo stesso tema; a proposito di database sempre pi√Ļ sofisiticati, in grado di tracciare il comportamento di ognuno di noi (dai telefonini ai social network, tanto per citarne qualcuno), Barabasi afferma:

“Negli ultimi anni questi database sono finiti in laboratori di ricerca di vario genere, dove informatici, fisici, matematici, sociologi, psicologi ed economisti hanno potuto analizzarli con l’aiuto di potenti computer e di una vasta schiera di nuove tecnologie. Le conclusioni sono mozzafiato: i dati dimostrano in modo convincente che la maggior parte delle nostre azioni √® guidata da leggi, schemi e meccanismi che in quanto a riproducibilit√† e capacit√† predittiva uguagliano quelli individuati nelle scienze naturali. (… )

Seguendo le tracce di queste scoperte arriveremo a considerare i ritmi della vita come segni di un ordine pi√Ļ profondo che caratterizza il comportamento umano, ordine che pu√≤ essere esplorato, previsto e senza dubbio sfruttato. Per spigolare intuizioni e idee nuove dobbiamo smettere di considerare¬†le nostre azioni come¬†eventi discreti, casuali e isolati.¬†A quanto pare, invece, fanno parte di una rete magica di dipendenze, in cui ogni storia si trova all’interno di¬†una rete di storie, rivelando ordine dove non ne prevedevamo e casualit√† dove meno ce lo aspettavamo. Pi√Ļ a fondo le esamineremo, pi√Ļ sar√† evidente che le¬†azioni umane seguono schemi semplici e riproducibili, governati da leggi di vasta portata. (…)

Non vi √® nulla di uniforme o casuale nel modo in cui la vita si esprime, ma le raffiche dominano a tutte le scale temporali, dai millisecondi alle ore nelle nostre cellule; dai minuti alle settimane nei nostri schemi di attivit√†; dalle settimane agli anni quando si tratta di malattie; dai millenni ai milioni di anni nei processi di evoluzione. Le raffiche sono parte integrante del miracolo della vita, sono il segno della continua lotta per l’adattamento e la sopravvivenza.”

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Link di approfondimento:

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