Letture per l'Estate 2025

consigliate da Giuseppe Zollo

Abbiamo chiesto ad alcuni amici di indicarci 3 libri che consiglierebbero alla Community del Complexity Institute come letture durante la pausa estiva. 

Non sono solo libri sui temi della complessità, ma anche libri di filosofia, letteratura, fantascienza, storia, scienza, matematica… Alcuni sono veloci, a volte divertenti, altri richiedono più lentezza ed attenzione. 

Ecco i 3 libri consigliati da Giuseppe Zollo, con una sua breve didascalia di accompagnamento. Buona lettura!

Tre modi diversi di guardare il mondo

In estate rallento il passo. È allora che mi piace riaprire libri lasciati sul comodino, in attesa di giornate più lunghe e pensieri più lenti. Per me l’otium estivo è un ozio filosofico, da coltivare con l’ausilio di buoni libri. Ecco tre letture che mi hanno accompagnato questa estate:

• Lucio Russo, Giuseppina Pirro, Emanuela Salciccia, Euclide: il I libro degli Elementi. Una nuova lettura, Roma, Carocci Editore, 2017

• Ermanno Bencivenga, Alessandro Giuliani, Filosofia chimica, Roma, Editori Riuniti University Press, 2014

• Terry Rudolph, Quanti, Milano, Adelphi, 2020 

Non fatevi spaventare dai titoli. Sono libri godibili anche da chi ha solo un minimo interesse per le diverse forme di pensiero con cui l’uomo ha cercato di affrontare la complessa elusività del mondo in cui viviamo.

Sono tre sguardi ben fondati sulla forza della ragione e sul metodo scientifico: ciascuno con le sue ragioni, i suoi fondamenti, i suoi punti di forza. Soprattutto, sono testi accessibili: gli autori ci guidano lungo i sentieri del pensiero con la perizia di una buona guida alpina, scegliendo i percorsi meno impervi — adatti a chi non è uno scalatore professionista, ma un cittadino che, durante l’inverno, ha fatto al massimo qualche ora di palestra o di jogging.

Il primo libro: Euclide riletto al Liceo Tasso

Il primo libro, curato da Russo, Pirro e Salciccia, propone una rilettura del primo libro degli Elementi di Euclide, tradotto dal greco, reinterpretato e riorganizzato a partire da un esperimento didattico biennale realizzato presso il Liceo Tasso. Se si vuole toccare con mano la forza della ragione, non si può fare a meno di leggere almeno questo primo libro dell’opera di Euclide. Il presidente Abramo Lincoln elesse gli Elementi a testo di riferimento per affinare le proprie capacità argomentative. Nella sua autobiografia scrive: «sono rimasto [sul libro] finché non riuscii a citare a memoria qualsiasi proposizione nei sei libri di Euclide. Allora ho scoperto cosa significa dimostrare e sono tornato ai miei studi di legge». La forza degli Elementi sta nella inesorabile catena deduttiva di 465 proposizioni, costruita a partire da un numero limitato di postulati, definizioni e nozioni comuni, assunti come “certi” perché fondati su un’azione che ogni lettore può riprodurre. Ad esempio, il postulato 1 afferma: «Si richiede di poter condurre una linea retta da un punto ad ogni altro punto». Euclide non enuncia astrattamente “per due punti passa una e una sola retta”, ma invita il lettore a tracciarla col righello. La retta viene generata da un’azione nel mondo reale. È un fatto che ognuno può determinare. Su queste fondamenta di fatti certi, la macchina logica della dimostrazione può costruire le sue inoppugnabili verità. Il premio che attende il lettore alla fine del primo libro è la proposizione 47: la dimostrazione del teorema di Pitagora. Per godere pienamente del libro, consiglio di armarsi di carta e penna — e, se si è tipi precisi, anche di righello e compasso — e provare a ripetere (a libro chiuso) ogni dimostrazione dopo averla compresa e memorizzata. Man mano che la lettura procede, la macchina logica che porta alla dimostrazione del teorema apparirà davanti ai vostri occhi. Per duemila anni, il metodo geometrico di Euclide è stato il fondamento del metodo scientifico. Newton, pur avendo inventato il calcolo differenziale e integrale, nei Principia utilizzò la geometria euclidea per dimostrare le leggi della meccanica celeste. Il premio Nobel Richard Feynman illustrò quel procedimento geometrico in una famosa conferenza del 1964, che si credeva perduta. Fu poi ricostruita nel 1994 da David e Judith Goodstein, sulla base di appunti e registrazioni. Oggi è disponibile nel bellissimo libro: David L. Goodstein, Judith R. Goodstein, Feynman’s Lost Lecture. The Motion of Planets around the Sun, London, Vintage Books, 1997. Il lettore potrà vedere all’opera tre menti di prima grandezza: Euclide, Newton e Feynman.

Il secondo libro: il pensiero chimico

Il secondo libro è opera del filosofo Ermanno Bencivenga e del biologo Alessandro Giuliani (coautore, con Joseph R. Zbilut, de L’ordine della complessità, Jaca Book, 2009). Il libro tratta del pensiero chimico, ed è una ventata d’aria nuova per chi, come me, ha frequentato soprattutto il pensiero della fisica classica. Come chiariscono gli autori, il pensiero chimico — che chiamano chimismo — si colloca tra i saperi della fisica e quelli della biologia: ha un suo vocabolario costituito da 92 elementi che, esplorando uno spazio virtualmente infinito di possibilità, nel rispetto di pochi vincoli costitutivi (vincoli di valenza), danno vita a un’enorme varietà di forme molecolari. Tanto per avere un’idea: nel nostro ambiente sono state individuate, alla data del libro, circa cinque milioni di molecole organiche (a base di carbonio), con un incremento annuo di circa centomila. Il capitolo 3, sulle Relazioni, vale da solo la lettura. Gli autori illustrano il teorema di Bernard Tellegen, formulato nel 1952, secondo cui il comportamento di ogni sistema formalizzato — come una rete di relazioni — è definito sia dalle leggi costitutive degli elementi, sia dalla topologia della rete. L’aspetto sorprendente è che, oltre una certa soglia di complessità (numero di elementi, relazioni tra elementi distanti tramite ripiegamenti molecolari), emergono proprietà che dipendono esclusivamente dalla topologia. Ne consegue che la molecola può essere descritta come un grafo di contatti — ovvero una rete in cui contano solo i collegamenti tra elementi, non la loro natura specifica. Non ho trovato dimostrazione più efficace della proprietà di emergenza nei sistemi complessi. Lascio al lettore il piacere di scoprire, nel capitolo Misure, le differenze tra il metodo della fisica classica, quello della fisica quantistica e quello del pensiero chimico. Il pensiero chimico è un antidoto efficace alla pretesa esclusivista del pensiero fisico, ed è un’ottima introduzione al pensiero complesso.

Il terzo libro: Quanti

Quanti è stato scritto da Terry Rudolph — come lui stesso afferma — «per un ragazzo come potevo essere io a quindici anni» per colmare la frustrazione generata dalla mancanza di spiegazioni concrete nei testi divulgativi di fisica moderna. Da professore, ha constatato che, con il metodo giusto, anche chi conosce solo l’aritmetica di base può comprendere molti aspetti sconcertanti del mondo naturale. Avvicinatevi a questo libro senza timore: è un testo chiaro, semplice, eppure profondissimo. Con semplici esperimenti logici, l’autore ci guida passo dopo passo nel mondo misterioso e affascinante della fisica quantistica. Per rendere visibili le operazioni logiche, utilizza palline bianche e nere e una serie di scatole impilabili, ciascuna con fori in ingresso e uscita e una funzione ben definita. La scatola NOT inverte il colore della pallina. La scatola SWAP scambia le palline. Due SWAP impilate riportano le palline alle posizioni originali. Ma le cose si fanno interessanti con la scatola PETE, che agisce in modo casuale. Se però impiliamo due PETE, il comportamento diventa deterministico — a patto di non osservare cosa accade tra le due. Se invece osserviamo, torna l’indeterminazione. È il gioco delle scatole che ci permette di toccare con mano i concetti di sovrapposizione, non-località e azione a distanza. Rudolph ci chiede di sospendere le domande sul “perché” e di continuare a giocare, proprio come farebbe un bambino. E proprio giocando, ci troviamo immersi nel cuore della fisica quantistica.

Insomma, tre libri godibili, perfetti per le meditazioni oziose del periodo estivo. Tre modi diversi — e per molti aspetti complementari — di pensare il mondo. Alla fine, scoprirete che il mondo è talmente ricco e sorprendente che per goderne non basta indossare un solo tipo di occhiali: bisogna padroneggiare molti sguardi e possedere molti vocabolari.

Chi è Giuseppe Zollo:

Già professore di Ingegneria Gestionale presso l’Università di Napoli Federico II, dedica la propria attività di ricerca agli aspetti cognitivi e organizzativi relativi alla comprensione e gestione dei sistemi complessi. Recentemente ha pubblicato: Ulisse parola di leader (2021), scritto insieme a Enrico Cerni, Suggestioni matematiche della Divina Commedia (2021), scritto insieme a Guido Trombetti, ed Elegant Design. A Designer’s Guide to Harnessing Aesthetics (2022), scritto con Luca Iandoli. 

La foto di copertina è di Bianca Van Dijk da Pixabay

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