Le intelligenze relazionali per affrontare il cambiamento
Soprattutto in ambito lavorativo, emerge la necessità di sviluppare le complexity soft skill, anche per regolare le emozioni e favorire la connessione (da Mark Up 340)
Come sviluppare le competenze necessarie ad abitare un mondo sempre più interdipendente, incerto e imprevedibile?
A partire da questa domanda, Mark Up ha intervistato Marinella De Simone – Presidente del Complexity Institute – sul contributo che il modello delle intelligenze relazionali può offrire per affrontare il cambiamento e rigenerare la qualità del lavoro e delle relazioni professionali.
Le intelligenze relazionali emergono dalle ricerche sulla complessità e si propongono come risposta alla crescente necessità di sviluppare soft skill sistemiche, capaci di coniugare competenze verticali tradizionali con capacità relazionali in contesti organizzativi segnati dalla transizione. Non si tratta semplicemente di “empatia” o “soft skill”, ma della capacità di navigare nella complessità con consapevolezza situata, interpretare le relazioni come campi dinamici e saper connettere mente, corpo, emozioni e contesto.
Nel dialogo con la giornalista Daniela Mangini, Marinella De Simone ripercorre la nascita del modello – elaborato insieme a Dario Simoncini – e sottolinea come sia necessario superare la separazione tra empatia e razionalità, tra performance individuale e processi di co-evoluzione.
L’obiettivo? Abilitare nuove forme di intelligenza condivisa che valorizzino la complessità delle esperienze e delle connessioni.
La riflessione tocca temi centrali per il lavoro del Complexity Institute: la differenza tra educazione e addestramento, la responsabilità nel progettare ambienti capaci di rigenerare il senso del “noi”, la necessità di nuove forme di apprendimento trasformativo.
Ecco come Daniela Mangini introduce il tema dell’intervista:
Tutto ciò che sembrava prevedibile oggi ci tradisce. Il ritmo naturale di apici e cadute, ostacoli e slanci, che rendeva il percorso lavorativo più o meno intuibile, sta perdendo la sua fluidità. Se l’arte dell’improvvisazione sembrava fino a questo momento una competenza adatta più agli artisti che ai manager, oggi la capacità di muoversi nell’imprevisto è la competenza più ricercata nei contesti organizzativi. Le tecniche restano fondamentali, ma vanno riattivate in modo nuovo, adatto a un mondo accelerato, interconnesso e imprevedibile. Da qui nascono approcci formativi ispirati alla complessità. In ambito digitale è nota la Complexity Science di Melanie Mitchell, ma in Italia il lavoro di ricerca più avanzato si concentra intorno al Complexity Institute, che cala il tema in una sensibilità e in un’esperienza culturale già riccamente complessa (e sicuramente poco lineare), come quella italiana. È qui che Marinella De Simone e Dario Simoncini hanno elaborato il modello delle “intelligenze relazionali”, proposto come cornice per sviluppare le cosiddette complexity soft skills. Il modello poggia su solide premesse teoriche. La cognizione enattiva di Francisco Varela, Evan Thompson ed Eleanor Rosch mostra come la conoscenza emerga dall’interazione incarnata con l’ambiente. La complessità di Edgar Morin invita a leggere la realtà come rete di relazioni dinamiche. Il capability approach di Amartya Sen e Martha Nussbaum sposta il focus dalla prestazione al potenziale, ovvero alla possibilità concreta di agire. Infine, le neuroscienze interpersonali di Daniel Siegel rivelano come l’attenzione consapevole modifichi la mente, regolando le emozioni e favorendo connessione. Abbiamo chiesto a Marinella De Simone, presidente del Complexity Institute e ceo della società benefit Texture, come queste teorie possano tradursi concretamente nell’organizzazione del lavoro.
L’intervista è disponibile nel numero di giugno 2025 della rivista Mark Up
Il Complexity Institute è un’associazione che opera all’interno di una comunità più vasta che pone al centro della propria operatività i principi della complessità e la loro applicazione etica.
Questa comunità è un vero e proprio ecosistema che si ispira ai valori del Global Enaction Manifesto e di cui sono parte attiva – insieme al Complexity Institute – Texture Società Benefit e Nested Società Benefit.
Per contattarci:
complex.institute@gmail.com
Cell. +39-327-3523432
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