Delle cause e degli effetti. E dei loro improbabili legami

Delle cause e degli effetti. E dei loro improbabili legami

(prima parte)

di Marinella De Simone

Memorie, cause e effetti, fluire, determinazione del passato e indeterminazione del futuro non sono che nomi che diamo alle conseguenze di un fatto statistico: l’improbabilità di uno stato passato dell’universo.

(Carlo Rovelli, L’ordine del tempo)

Ciò che noi consideriamo come causa è un evento altamente improbabile: uno stato così ordinato da poter essere distinto dallo sfondo indeterminato e prossimo al caos del flusso degli eventi interconnessi.

È molto facile che cadiamo nella trappola di creare legami causali tra eventi distinti con la convinzione che ciò rappresenti una realtà inconfutabile e oggettiva e, in base a questo, creare delle storie che consideriamo incontrovertibili e assolutamente vere. Noi siamo creatori di storie – ed eredi di storie. Le sequenze temporali che creiamo tra gli eventi che costellano la nostra vita rappresentano per noi il cammino – come sassi su cui appoggiamo i piedi per attraversare un piccolo torrente – che racconta come siamo arrivati proprio qui, oggi, mentre attraversiamo il fiume caotico della nostra vita, spiegando gli eventi che ci hanno reso ciò che siamo.

Per cercare le cause dobbiamo guardarci indietro chiedendoci “perché?”: “Perché è successo?”, “Perché sono nervosa?”, “Perché non riesco a dormire?”, “Perché non mi piace il lavoro che faccio?”.

Tutti questi perché riempiono la nostra vita ogni giorno, e siamo chiamati a rispondere a queste domande – a volte in modo superficiale, a volte in modo così approfondito da non riuscire a venirne a capo – molto più spesso di quanto siamo disposti ad ammettere a noi stessi. Altrettanto spesso poniamo queste domande agli altri, con la convinzione che, se riuscissimo a trovare il perché (la causa) dei loro problemi, li avranno risolti e tutto questo grazie a noi che li abbiamo confrontati con dei perché.

Purtroppo, non è così facile. Chiederci il perché ci costringe a guardare indietro, al passato trascorso, e sforzarci di cercare gli eventi che – come per magia – hanno un senso per noi. Eventi che riconosciamo e distinguiamo dagli altri e a cui diamo un significato: “prima è successo questo, poi è successo quest’altro…”. Come nelle favole, magicamente gli eventi si pongono in una sequenza logica che spiega, e giustifica, ciò che è accaduto. È bello che sia così semplice. Peccato che non sia così vero come vorremmo che fosse. Ma è certamente vero per noi. È della nostra vita ciò di cui stiamo parlando.

Gli eventi che riconosciamo e distinguiamo dagli altri sono gli eventi più ‘ordinati’ degli altri: quelli meno confusi e più distinguibili rispetto a tutto ciò che sfugge alla nostra percezione, ai nostri sensi, e che finisce sullo sfondo. E che, come tali, hanno inciso sulla nostra vita con un’emozione profonda, buona o cattiva che fosse, dando un significato a quel senso percepito. Senza questa percezione, senza questa emozione, quegli eventi non sarebbero esistiti per noi. Non sarebbero diventati i sassi su cui abbiamo appoggiato i nostri piedi per arrivare sino a qui.

Dobbiamo quindi concludere, con Bertrand Russell, che: “la legge della causalità (…) è un relitto di un’età passata che sopravvive, come la monarchia, solo perché si suppone erroneamente che non faccia danno”? (“On the Notion of Cause”, Proceedings of the Aristotelian Society, 1912-1913).

Direi proprio di no. Chiedersi ‘perché’, cercare le cause nella nostra storia passata è importante, non va abbandonato per il fatto di non essere assoluto: va però messo nella giusta prospettiva. La prospettiva che include noi nella storia che scegliamo di raccontare, facendocene carico. È la prospettiva con la quale diamo un senso al nostro presente, così fuggevole da non poterlo trovare se non creando legami con il passato e con ciò che ci aspettiamo accada nel nostro futuro.

Non è una prospettiva soggettiva e arbitraria: è una prospettiva relazionale tra noi e ciò che stiamo osservando. Con le parole di Alfred Kolleritsch in apertura al suo piccolo libro Dell’infanzia. Due lettere ai miei figli: “Allo sguardo rivolto indietro si fa incontro il futuro. Per un momento il passato è di nuovo presente e superato, richiamato di gran lunga in anticipo nel possibile che era prima. Salvato nel futuro!”.

È la nostra prospettiva a creare un legame tra un ‘prima’ e un ‘dopo’: passato, presente e futuro sono il nostro sguardo sul mondo. E il legame che creiamo tra loro include noi stessi nella loro trama.

Questo articolo è stato pubblicato su Wall Street International


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