A Spoleto, sincronicamente, la complessità…

A Spoleto, sincronicamente, la complessità…

A Spoleto, terminata la 1st Complexity Management Summer School organizzata dal Complexity Institute a Villa Agellis dal 25 luglio al 4 agosto, ho potuto partecipare, grazie all’invito di Sergio Boria, alla Vacanza-Studio di AIEMS – Associazione Italiana di Epistemologia e Metodologia Sistemiche, dedicata quest’anno al tema: “I processi di riconoscimento nei sistemi viventi e la questione del pregiudizio“, svoltasi a Monteluco di Spoleto dal 30 agosto al 3 settembre 2013.

Si è trattato di un intreccio di persone decisamente diverse con focus decisamente diversi, eppure la coincidenza nei luoghi (Spoleto), nelle modalità di svolgimento (condividere dei giorni insieme studiando, dialogando, mangiando…) e nellapproccio di fondo (complesso e sistemico) è stata… decisamente sorprendente e sincronica!

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L’argomento da me trattato durante la Vacanza-Studio AIEMS è stato: “Riconoscere la vacuità del sé: l’identità relazionale“, e rientra pienamente nel cammino che, come ideatrice e coordinatrice del Francisco Varela Project, ho iniziato quest’anno. Il Francisco Varela Project ha lo scopo di “Educare alla Bellezza”, promuovendo lo studio e l’applicazione dei fondamenti della teoria della complessità alle relazioni sociali, raccordandosi ai principi del pensiero di Francisco Varela: la circolarità delle interpretazioni, l’emergenza delle forme, la co-determinazione dei fatti e l’inintenzionalità del know-how etico.

Ecco il link alle slides presentate alla Vacanza-Studio AIEMS: clicca qui!

Il nome di Francisco Varela e l’approccio enattivo alla conoscenza ed all’apprendimento da lui proposto è tornato più e più volte durante la Vacanza-Studio AIEMS: ne ha parlato ad esempio Riccardo Antonini, esperto di intelligenza artificiale, riferendosi proprio al libro ‘The Embodied Mind’ di Varela e Rosch ed all’enazione nei sistemi viventi come processo circolare. Ne ha parlato Antonella Tramacere, filosofa della scienza che collabora con il gruppo di Rizzolatti e Gallese dell’Università di Parma, a proposito del sistema dei neuroni specchio e del meccanismo di matching senso-motorio e di come l’esperienza sia fondamentale nel riconoscimento dei comportamenti e delle emozioni dell’altro. E così tanti altri, esplicitamente od implicitamente, hanno fatto riferimento agli studi di Francisco Varela.

Il mio apporto alla Vacanza-Studio AIEMS ha riguardato invece un aspetto più spirituale del percorso di Varela, ritenuto in qualche modo, negli studi che lo riguardano, secondario se non, addirittura, ‘eretico’. Perciò ho accettato con estremo piacere –  anche se con un po’ di preoccupazione – l’invito di Sergio Boria ad affrontare il tema del riconoscimento del sé da un punto di vista buddhista – e quindi spirituale – e da un punto di vista complesso – e quindi scientifico.

La scienza della complessità ha molti punti in comune con il buddhismo; questa similarità deriva dallo stesso approccio che esse hanno con la realtà: entrambe sono focalizzate sul processo del divenire, e non sull’esistenza concreta dei fenomeni, qualunque essi siano.

Io credo che conciliare scienza e spiritualità sia il percorso più importante per ognuno di noi, senza bisogno di divenire prima ‘santi’ o ‘scienziati’ per poterci provare con libertà e leggerezza. Preferisco parlare di spiritualità anziché di religione, per non sentirmi costretta a schierarmi come al solito, come se si trattasse di votare per l’uno o per l’altro partito. Trascendendo la specifica e personale credenza religiosa, è possibile ricercare ciò che unisce la profondità della conoscenza dell’anima con la capacità di ragionare e di spiegare i fenomeni della mente, arrivando ad una nuova comprensione che abbracci entrambi, sia l’aspetto spirituale che scientifico.

Mi emoziona ricordare le parole con cui Varela ha aperto la prima Mind & Life Conference, che egli, in collaborazione con altri scienziati ed imprenditori illuminati, ha avviato insieme al XIV Dalai Lama, e che tutt’ora proseguono come giornate di dialogo tra scienziati occidentali e buddhisti; in apertura di un evento così importante – e sicuramente emozionante per lui – Varela si limita a sottolineare che il dialogo non deciderà nulla di particolare, ma potrebbe aiutarci a costruire “ponti di gentilezza“:

“Grazie, Sua Santità. Come da lei rilevato, in tutti noi partecipanti suscita estremo interesse la possibilità di questo dialogo sincero tra la tradizione meditativa buddhista e la scienza, sia a beneficio del mondo sia per i nostri interessi personali di scienziati. Il fatto che alcuni di noi si siano già legati a pratiche buddhiste ha inevitabilmente comportato il sorgere di certe questioni, alcune delle quali spero possano essere affrontate nei prossimi giorni. Non credo che questo dialogo deciderà alcunché di particolare, ma spero vivamente che sia possibile stabilire per entrambe le tradizioni un criterio su come agire con rispetto e con attenzione, su come costruire ponti di gentilezza.”

Ringrazio sia i partecipanti alla Vacanza-Studio AIEMS, sia i partecipanti alla Complexity Management Summer School per la gentilezza che ha contraddistinto entrambe le esperienze spoletine dedicate al pensiero sistemico e complesso e mi auguro che possano diventare l’inizio di un percorso sempre più sincronico e circolare…

Il Sutra del Cuore e Francisco Varela

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