Identità esclusiva ed identificazione

IDENTITA’ ESCLUSIVA ED IDENTIFICAZIONE

Per affermare il proprio interesse, l’individuo assume una immagine di sé, o auto-immagine, che gli consente di agire scegliendo un’adeguata identificazione di contesto. L’auto-immagine prevalente che la persona si genera nel corso della vita tende a divenire immodificabile e, solitamente, anche irrinunciabile.

Lo sforzo dell’individuo si concentra nel difendere l’immagine di sé con cui si identifica: che sia l’immagine materiale (bellezza, giovinezza, ricchezza) o l’immagine di un tratto della personalità (perfezione, bravura, bontà, innocenza, sapere) o magari l’immagine della propria leadership aziendale (autoritaria, permissiva, democratica) non fa differenza.

Rimane un sé contratto sul proprio ego, l’unico ad avere ragione. L’identità in questo tipo di relazione con il mondo è esclusiva, esclude cioè tutto ciò che non riconosce come sé o che non le appartiene. La resistenza al cambiamento è naturalmente altissima: si cerca costantemente l’auto-conferma, e quindi la stabilità, del proprio mondo, ritenuto l’unico possibile.

E’ un processo centripeto, di attrazione verso un unico punto di equilibrio perfetto: il proprio sé.

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“Essere soggetto, è porsi al centro del mondo sia per conoscere che per agire. L’occupazione del sito egocentrico comporta un principio di esclusione e un principio di inclusione.

Il principio di esclusione: solo il sé lo può occupare, neppure il suo gemello omozigote, che tuttavia gli assomiglia fino a confondersi con lui e dispone esattamente della stessa identità genetica. Gemelli omozigoti possono avere tutto in comune, salvo lo stesso Io. L’Io non è condivisibile.

E’ la qualità di soggetto che rende ogni gemello unico e non le sue caratteristiche particolari. Così, la differenziazione decisiva rispetto agli altri non sta innanzitutto nella singolarità genetica, anatomica, psicologica, affettiva; sta nella occupazione della sede egocentrica da parte di un Io che unifica, integra, assorbe e centralizza cerebralmente, mentalmente e affettivamente le esperienze di una vita.

Nessun altro individuo può dire Io al mio posto, ma tutti gli altri possono dire Io individualmente. Poiché ogni individuo si vive e si sperimenta come soggetto, questa unicità singolare è la cosa umana più universalmente condivisa. Essere soggetto fa di noi degli esseri unici, ma questa unicità è ciò che c’è di più comune. (…)

L’individuo non ha identità fisica stabile; le sue molecole si degradano e sono sostituite da altre, le sue cellule muoiono e altre nascono più volte nella maggior parte dei tessuti o degli organi; ma l’identità del suo Io rimane. Inoltre, così dissimile in età diverse tanto che un estraneo non saprebbe identificarlo attraverso le sue fotografie, l’Io rimane se stesso attraverso le trasformazioni da bambino ad adolescente, da adolescente ad adulto, da adulto a vecchio. Così, la qualità di soggetto trascende le modificazioni dell’essere individuale.” (Edgar Morin)

Edgar Morin 2

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