Il principio relazionale

@Danny Perez Photography – Minimal – Flickr

Il principio relazionale

Studiare la complessità porta a comprendere che tutto è fondato su un principio relazionale, il cum di “complesso” – cum plexum – di cui non si può non tener conto: non si può non tener conto di quanto le relazioni siano fondamentali nel modificare l’assetto del contesto in cui viviamo. Ecco perché, parlando di complessità, spesso se ne parla come di un “paradigma relazionale”, distinguendolo così dal “paradigma separativo” su cui è stata fondata la nostra cultura dalla fine del ‘400 ad oggi.

Il contesto in cui ci troviamo oggi a vivere è un contesto che non ci consente più di portare avanti il paradigma precedente; il modo di pensare che poteva forse andar bene fino a 30 o 40 anni fa oggi non è più adeguato. Siamo ormai immersi in una realtà che risulta non più sostenibile nel tempo che abbiamo ancora a disposizione per noi e per le generazioni che ci seguiranno, per cui la necessità di dover cambiare i nostri presupposti è sentita in modo diffuso tra tantissime persone.

Il presupposto del paradigma relazionale: che siamo in relazione con tutto e tutti. Siamo in relazione con chi conosciamo, ma anche con chi non conosciamo; siamo in relazione con il contesto all’interno del quale ci muoviamo, ma anche con quello al di fuori del nostro ambito abituale; siamo in relazione con le condizioni climatiche che influiscono direttamente sul nostro ambiente, ma anche con quelle che agiscono al di fuori di esso. E tutto questo non solo nello spazio, vicino o lontano da noi, ma anche nel tempo: ciò che è avvenuto prima e ciò che ancora non è accaduto ma che si sta già preparando ad accadere come effetto delle nostre azioni o non azioni.

Qualsiasi cosa facciamo o diciamo, o non facciamo o non diciamo, ha degli effetti. Effetti che riusciamo a vedere, o ad immaginare, solo per un ambito ristrettissimo, quello che ci è più familiare, e per un tempo estremamente limitato, che possiamo misurare in ore, giorni, forse qualche settimana o mese.

Non siamo in grado di comprendere le relazioni, pur se necessariamente ci sono, tra ciò che stiamo facendo oggi (o non facendo oggi) e ciò che questo determinerà tra, poniamo, un anno.

Considerando che ciò vale per ognuno di noi, possiamo provare a immaginare le relazioni incrociate che si determinano per ogni nostra azione o non azione: l’effetto globale che otteniamo è di sentirci disorientati, sommersi da un presente quasi incomprensibile e da un futuro pressoché caotico.

Ecco perché è così importante comprendere quali siano le competenze che ognuno di noi deve sviluppare per acquisire maggiore consapevolezza delle relazioni all’interno delle quali è inserito e di quali possano essere gli effetti sia nello spazio che nel tempo del proprio agire.


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